Sempre studiare, sempre, sempre, sempre

Negli scorsi giorni sono tornato nella mia città natale, per accompagnare mia madre a vaccinarsi. Ero certo che non ci sarebbero state complicazioni gravi, ma non volevo che si trovasse da sola a gestire un po’ di malessere, o qualche linea di febbre, che alcune persone che conosco hanno vissuto come effetti collaterali del vaccino. Pertanto, prendi tutto e torna lì. A parte un po’ di stanchezza la sera stessa, per il resto è stata benissimo.

L’altro giorno abbiamo fatto una passeggiata per la città: evito la solita tirata della cittadina un tempo in attività, ora svuotata dall’apertura di mille centri e distretti commerciali appena fuori dal confine cittadino, e mi concentro sulla quasi litigata che ho fatto con un’amica di mia madre, che non conoscevo. Per evitare appunto di perdere il controllo, mentre parlavano ho preferito allontanarmi e guardare le vetrine. (Cioè, le serrande abbassate.)

La signora, di più di 50 anni e meno di 60, da insegnante ha iniziato a lamentarsi della DAD (la didattica a distanza) e da lì ha allargato il campo alla digitalizzazione. Il fatto che dovesse leggere, rispondere e preparare delle email le pare una cosa completamente avulsa dal suo mestiere. Il fatto che debba mettersi a imparare delle cose così lontane da quello che è il suo lavoro quotidiano la destabilizza e la irrita.

Se mi fossi fermato con loro e non fossi andato a sbirciare lo sporco tra le listarelle di ferro delle serrande, avrei provato ad argomentare che il lavoro di ciascuno di noi non si completa soltanto facendo il compito specifico, ma comprende una serie di attività accessorie. Col passare del tempo e l’evoluzione tecnologica abbiamo cambiato mille cose intorno a noi e ai nostri lavori: ma anche aggiornarsi, e imparare a usare le “novità” fa parte delle cose che dobbiamo fare per lavoro. E sarebbe il caso di farle.

Mi dispiace non essere rimasto a parlare con loro, ora che ci ragiono. Perché sarebbe venuto fuori il vero punto focale: che nove volte su dieci gli insegnanti sono lasciati allo sbaraglio, costretti a inseguire novità imposte e non spiegate. Che fanno corsi di formazione spiegati male e su argomenti già superati. Che nell’ultimo anno han visto spendere troppi soldi in accessori inutili (banchi con le ruote, eh?) anziché in una formazione fatta come si deve, che li prepari per la pandemia e anche tutto quello che verrà dopo.

(Certo, non è facile prepararsi per quello che viene dopo, lo so anche io.)

Mi dispiace, ché da figlio di insegnanti avrei dovuto essere più comprensivo e in grado di andare un po’-più-in-là.


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