La materialità dell'immateriale

NRS 5/2021

Alla base dell'immensa immaterialità percepita dei prodotti dell'era digitale e dell'informazione, c'è un sistema fisicamente interconnesso di oggetti materiali la cui esistenza viene spesso relegata nell'ombra. Ci si focalizza e si elogiano i vantaggi, ad esempio, del cloud, ma ci si dimentica che, dietro a questa tecnologia dal sapore etereo e eterno, una serie di oggetti molto materiali, situati in luoghi specifici e reali con tanto di indirizzi e codici postali, sottostanno alle leggi della fisica, all'usura del tempo, e alla possibilità che eventi catastrofici possano distruggerli. Questi oggetti materiali, spesso dimenticati o coscientemente nascosti (la narrativa dell'immateriale è alquanto seducente), sono però fondamentali per far sì che l'infrastruttura dell'immaterialità possa reggersi, ed è solo quando qualcosa va estremamente storto che ci si ricorda della loro esistenza. Il recente incendio che ha distrutto un importante centro dati dell'OVH a Strasburgo, ad esempio, ha mostrato la fragilità dei protocolli di prevenzione e mitigazione delle catastrofi: del banalissimo fuoco in un banalissimo, grigio edificio ha fatto sì che milioni di siti web andassero immediatamente offline (inclusi alcuni siti istituzionali di Francia, Regno Unito, Polonia, e Costa d’Avorio e, per gli amanti degli scacchi, lichess.org), con annessa perdita permanente parziale o totale dei dati salvati, in molti casi.

(Tutto questo per dire anche: a livello personale, ricordate di fare back up regolari, diversificando i supporti di back-up - non solo via cloud.)

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