Ok, Boomer

Il meme è nato nelle ultime settimane in risposta alle visioni eccessivamente critiche e non proprio conformi alla realtà attuale che ha la generazione dei Baby Boomers, ovvero le persone nate dal secondo dopoguerra alla metà degli anni ‘60.

La frase ha ormai fatto il giro di boa del canonico percorso inizio - diffusione - distorsione - metameme - scoperta da parte dei giornali - utilizzo sbagliato - utilizzo fastidioso - utilizzo da parte dei genitori - servizio del TG1.

È comunque l’ennesimo sintomo di qualcosa che già si sta osservando da parecchio tempo, ovvero la presenza massiccia di una maggioranza di persone di una certa età che utilizza le nuove tecnologie e i nuovi mezzi di comunicazione. Non parliamo solamente di immagini discutibili inviate sui gruppi WhatsApp o Facebook dalla mamma o dalla zia sessantenni o dei padri di famiglia che fanno i lumaconi usando Messenger. Non stiamo nemmeno parlando di tecnologia assistenzialista, di vasche con accesso laterale o di telefoni con i tasti larghi un metro quadrato.

Stiamo parlando dell’effetto dell’aumento di trent’anni dell’aspettativa di vita in soli cento anni, quindi di una generazione che di fatto è una parte enorme della macchina civile e tecnologica. Semplificando al massimo: abbiamo un dipolo dove da una parte ci sono i boomers che sono seduti sulle loro certezze e garanzie e dall’altra ci sono i giovani/giovanissimi che non hanno neppure una piccola percentuale delle visioni e delle possibilità che hanno avuto i primi. Lo “scontro” diventa la cosa più plausibile, su qualunque campo, dal salotto di casa al gruppo Telegram.

Eppure.

Ok Boomer potrebbe essere il sintomo che la tecnologia stessa ha causato lo stereotipo della persona matura e inconsapevole. Una tecnologia fatta di “alla portata di” e non di “per permettere a”. Il criticismo delle vecchie generazioni nei confronti di quelle nuove è una cosa praticamente fisiologica, ma c’è anche da dire che la visione delle vecchie generazioni unicamente nel ruolo di consumatori è qualcosa di molto, forse troppo comodo.

In conclusione, forse avremmo più partecipazione sana da parte dei nostri padri e delle nostre madri alla vita di questo mondo, se ci fosse una formazione e una informazione seria e non distorta e parossistica sui modi di comunicare nel 2019.

Ma basta, ora, che mi si sta raffreddando la camomilla.

-

I link di questa settimana

-

NRS è la newsletter di cultura e tecnologia di INUTILE » associazione culturale. A cura di Francesca Balestrieri, Carmine Bussone e Matteo Scandolin. Per conoscere meglio INUTILE e i suoi progetti, visita il nostro sito; se ti piace quello che facciamo, sostienici. Puoi contattare la redazione di NRS via Twitter o via mail.

L'identità nell'era del machine learning

NRS/5

Lo sviluppo tecnologico contemporaneo basato sulle tecniche di machine learning tende ad avere un rapporto estremamente riduttivo col concetto generale di "identità".

Il problema è sia metodologico che pratico: da un lato, l'intelligenza artificiale tende ad essere addestrata tramite metodi che, spesso, si basano sul classificare secondo etichette predeterminate e che dunque presuppongono una rigidità categorica nella visione del mondo che lascia poco spazio all'ambiguità; dall'altro, i database sui quali gli algoritmi vengono addestrati sono estremamente limitati dal punto di vista della diversità.

La scala e la pervasività con cui i metodi di machine learning si stanno diffondendo, unite alla presunta "oggettività" e "neutralità" con cui solitamente la tecnologia viene percepita, fanno sì che si perpetuino in maniera strutturale e si "naturalizzino" vari pregiudizi intrinseci su razza, genere, sesso, e così via, escludendo di fatto (e con scarse possibilità di ricorso, poiché la tecnologia viene vista come oggettiva e dunque giusta) coloro che non si conformino all'ideale dei vari programmatori e data analyst di turno.

I gruppi già marginalizzati rischiano di non figurare nel modo in cui l'intelligenza artificiale legge e comprende il mondo, divenendo così ancora più marginalizzati. Questo è un circolo vizioso che rischia peraltro di essere accettato a livello sociale: non solo perché, ancora una volta, la tecnologia viene vista come "obiettiva" e dunque incontrovertibile, ma anche perché, più banalmente, la maggior parte delle persone tende 1) ad universalizzare la propria esperienza personale e 2) a non riscontrare incongruenze (e dunque potenziali ingiustizie) in algoritmi ideati per funzionare per la maggior parte delle persone.

Bisognerebbe però cercare di mantenere un atteggiamento critico nei confronti delle tecnologie basate sul machine learning, perché questi questi algoritmi governano e governeranno, in un futuro molto prossimo, numerosi aspetti (anche delicati) della nostra vita personale e della nostra società. Se, ad esempio, la polizia può far uso di algoritmi di riconoscimento facciale per dimostrare la colpevolezza di una persona (questo già accade), allora un algoritmo che venisse addestrato su database di immagini a prevalenza di una determinata etnia, ma non riuscisse a differenziare in maniera soddisfacente tra persone di altre etnie (o, addirittura, tra uomini e gorilla), potrebbe incorrettamente incolpare di un crimine una persona che, quel crimine, non l'ha commesso. Per fare un altro esempio: nel campo medico, un sistema in cui l'intelligenza artificiale medi sempre più il rapporto tra paziente e dottore potrebbe avere conseguenze - letteralmente - letali nel caso in cui l'algoritmo non sia stato addestrato a riconoscere adeguatamente corpi "non conformi" (come possono esserlo quelli delle persone transgender o non-binary).

Un nuovo algoritmo di machine learning riesce a sintetizzare una voce dopo averne ascoltato appena 5 secondi di registrazione. Qui i risultati.

Google compra Fitbit e, poco dopo, si viene a sapere del suo progetto "Nightingale". Anche il nostro stato di salute gli sarà visibile (e monetizzabile).

Microsoft ha finanziato una startup israeliana che usa il riconoscimento facciale per sorvegliare di nascosto i palestinesi della Cisgiordania.

La nascita della bio-rete.

NRS è la newsletter di cultura e tecnologia di INUTILE » associazione culturale. A cura di Francesca Balestrieri, Carmine Bussone e Matteo Scandolin. Per conoscere meglio INUTILE e i suoi progetti, visita il nostro sito; se ti piace quello che facciamo, sostienici. Puoi contattare la redazione di NRS via Twitter o via mail.

Se non fai niente, sei complice

NRS/4

Io considero Facebook come un'azienda criminale, e mi dispiace per le persone in buona fede che ci lavorano - immagino ci siano, siamo dappertutto. La totale, drammatica mancanza di empatia dei direttori e dei manager, a cominciare da Mark Zuckerberg, è piuttosto evidente: continuano a implementare funzionalità e prendere decisioni incuranti degli effetti che avranno nelle vite delle persone che popolano la loro piattaforma - e indirettamente, tutti. Le motivazioni alla base di queste scelte sono commerciali, com'è ovvio che sia per qualsiasi attività che abbia uno scopo di lucro - e ci mancherebbe. Ma quando raggiungi il numero di utenti che ha raggiunto Facebook, disinteressarsi delle conseguenze delle proprie decisioni commerciali può essere figlio d'ingenuità, ai primi tempi; poi quando continuano imperterriti nonostante tutte le dimostrazioni e prove dei problemi che potrebbero essere mitigati con un minimo di accortezza da parte della piattaforma, be', allora non ti interessa niente. Passi dalla parte dei cattivi, per quel che mi riguarda.

Non è che Twitter sia in una posizione migliore, tutto sommato: si salva perché ha un settimo, o giù di lì, degli utenti del concorrente diretto. Per fortuna ha smesso di inseguire Facebook su tutte le funzionalità, e ricominciato a lavorare sulla propria piattaforma e i propri utenti. Rimane un posto tossico per molti motivi (dai misogini ai nazisti, tanto per citarne un paio), e diverse sue scelte mi lasciano allibito. Ma l'altro giorno ha tirato una sberla notevole, in termini di PR, a Facebook, quando Jack Dorsey, CEO, ha detto che dal 22 novembre non pubblicheranno più annunci politici a pagamento.

La contrapposizione con Facebook è diretta e immediata: in queste settimane Zuckerberg ha detto invece che Facebook pubblicherà qualsiasi cosa per la quale vengono pagati, compresi gli annunci politici che contengono falsità.

Ovviamente bisogna vedere come evolverà la situazione, ma per il momento mi sembra che Twitter abbia segnato un punto a proprio favore. (Incidentalmente, è anche l'unico social network che mi piace frequentare.)


Qui in Italia negli ultimi giorni s'è scatenata una discussione attorno all'anonimato in rete, grazie a una proposta insensata di un esponente di Italia Viva. Non ho ancora trovato un riassunto completo della situazione, con un commento altrettanto completo, ma nel frattempo questo tweet di Massimo Mantellini riassume perfettamente la questione.

Sono nati i domini '.new', che funzionano in maniera molto ingegnosa: se si digita 'doc.new' si crea un nuovo Google doc; con 'word.new' un nuovo documento Word; con 'playlist.new' una playlist di Spotify. Ovviamente bisogna essere iscritti e all'interno di quelle piattaforme, in quel momento, per poterne usufruire.

Un'azienda che si occupa di moderare i commenti per Facebook, Google e Twitter ha gettato la spugna: non li modererà più.


NRS è la newsletter di cultura e tecnologia di INUTILE » associazione culturale. A cura di Francesca Balestrieri, Carmine Bussone e Matteo Scandolin. Per conoscere meglio INUTILE e i suoi progetti, visita il nostro sito. Puoi contattare la redazione di NRS via Twitter o via mail.

Associati per permetterci di continuare a lungo a fare NRS!

Daje, m'associo!

Fake It Till You Make It

I video deepfake e i pericoli di una realtà modificata

I deepfakes, ovvero i video nei quali ai volti dei personaggi originali vengono sovrapposti digitalmente quelli di altre persone, sono sempre più noti e hanno sempre più diffusione.

Il termine deepfake fa riferimento al Deep Learning, ovvero alla tecnica che fa parte dell’insieme dei metodi di Machine Learning e che consente di generare e animare le varie immagini da sovrapporre.

Questa tecnica l’abbiamo vista in video virali o per piazzare dappertutto Nicholas Cage, ma il maggior utilizzo è quello nei video porno dove al posto del volti dei protagonisti venivano messi quelli di altri attori famosi o di celebrità. Secondo il report di DeepTrace, infatti, il 96% del materiale presente in rete rientra in quest’ultima categoria.

La domanda intuitiva e inquietante che ci si pone davanti ai video di questo tipo e al loro estremo realismo è: come distinguere un video originale da un video deepfake?Le conseguenze dell’utilizzo di uno strumento come questo per scopi malevoli come deviare l’opinione pubblica, diffondere notizie false, diffamazione o revenge porn, sono potenzialmente devastanti.

Esiste un metodo affidabile per distinguere se un video possa essere reale o deepfake? Assisteremo mai a una “singolarità” nella quale non sarà possibile più questa distinzione? Potrebbe essere un momento in cui il limite del ragionevole dubbio può essere portato incredibilimente in alto.

Facebook ha creato un contest per trovare una tecnica adatta allo scopo, e anche Google sta facendo la sua parte rilasciando un database di deepfake per aiutare a sviluppare algoritmi di riconoscimento.

Ma anche se esistesse un metodo infallibile per riconoscere i deepfake e si avessero a disposizione canali di moderazione molto efficienti, il vero timore riguarda le vittime più probabili dell’utilizzo non corretto di questa tecnologia: le persone comuni.

I link di questa settimana

NRS è la newsletter di cultura e tecnologia di INUTILE » associazione culturale. A cura di Francesca Balestrieri, Carmine Bussone e Matteo Scandolin. Per conoscere meglio INUTILE e i suoi progetti, visita il nostro sito; se ti piace quello che facciamo, sostienici. Puoi contattare la redazione di NRS via Twitter o via mail.

Qu'est-ce que c'est la propriété?

Proprietà privata nell'era digitale

Nell'era del digitale e dei beni immateriali, non è più così chiaro cosa voglia dire possedere qualcosa. Se compro un libro fisico, so che il suo contenuto intellettuale non cambierà nel tempo. Posso inoltre fare dell'oggetto materiale "libro" quello che più mi aggrada: posso sottolineare le parole che contiene (in matita ben temperata e con segno leggero), posso usarlo come potente strumento anti-zanzara, posso prestarlo o regalarlo a chi mi pare; posso persino bruciarlo, distruggendolo.

Se invece compro un libro digitale - un ebook, da scaricare e leggere sul mio device preferito - quello che compro non è un libro, ma una licenza d'uso di un file che contiene i contenuti del libro. C'è una differenza sostanziale: possedendo una licenza d'uso e non il libro nella sua interezza, non posso più (legalmente) prestare, vendere, o regalare l'ebook a chi mi pare. Inoltre, non è ovvio il fatto che il contenuto del mio ebook resti invariato nel tempo o che l'ebook stesso rimanga nella mia libreria virtuale per sempre e non venga cancellato, a mia insaputa, dal distributore (come è successo, ad esempio, a Linn Jordet Nygaard).

La situazione si complica notevolmente poi se, invece di oggetti immateriali che però hanno un riscontro ben determinato nel mondo fisico (come i libri), ci chiediamo se fenomeni prettamente immateriali, come possono esserlo i nostri comportamenti o le nostre emozioni, ci appartengano veramente, anche quando vengano estrapolati in forma di dati da macchine intelligenti.

I link di questa settimana

Se sei un politico (ma che significa essere un politico?), allora Facebook ti esenta dalle sue normali linee guida per poter pubblicare un post: potrai sbizzarrirti con fake news e con linguaggi estremi senza aver paura di ripercussioni! Facebook si giustifica dicendo che "non è nostro compito intervenire quando parlano i politici".

Sempre per rimanere in casa Facebook, Zuckerberg ha intenzione di rendere disponibile a livello globale entro il 2020 Libra, la criptovaluta proprietaria di Facebook. L’obiettivo ufficiale è quello di “fornire accesso al sistema finanziario ai circa 1,7 miliardi di adulti unbanked presenti oggi nel mondo”, quegli adulti cioè che non hanno accesso ad un conto corrente bancario. Il vero obiettivo di Facebook è probabilmente però quello di espandersi in Africa, vista come un potenziale bacino di un miliardo di nuovi utenti pronti ad essere “locked-in” nell’ecosistema Facebook. C’è un rischio, nemmeno troppo velato, di colonizzazione economica 4.0: nelle economie più instabili e soggette a forte inflazione, Libra sarà probabilmente usata come valuta principale nelle transazioni di ogni giorno, poiché ancorata a un cambio stabile.

E per concludere riprendendo il tema della proprietà privata, due sentenze dagli esiti opposti:

1) Il Tribunal de grande instance de Paris, uno degli organi giurisdizionali più grandi di Francia, ha stabilito che il divieto da parte di Steam (la piattaforma della Valve di distribuzione digitale di videogiochi) ai suoi utenti di rivendere videogiochi usati va contro il diritto dell’Unione Europea. In altre parole, gli utenti di Steam godono, almeno in teoria, del diritto di rivendita sui videogiochi nelle loro librerie videoludiche digitali. La Valve, ovviamente, ha annunciato che farà ricorso.

2) Una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito che Google non è tenuta a garantire il diritto all'oblio al di fuori dei confini europei, anche quando a chiedere di "essere dimenticati" da risultati lesivi nelle ricerche online sono cittadini europei. Questa sentenza riapre il dibattito, tra le altre cose, sul concetto di "privacy" (che per essere effettivo non può avere valenza solo locale, ma deve estendersi globalmente) e sulla sua presunta obsolescenza nell'era digitale, nonché sul problema di chi possieda veramente i dati su di noi.

NRS è la newsletter di cultura e tecnologia di INUTILE » associazione culturale. A cura di Francesca Balestrieri, Carmine Bussone e Matteo Scandolin. Per conoscere meglio INUTILE e i suoi progetti, visita il nostro sito; se ti piace quello che facciamo, sostienici. Puoi contattare la redazione di NRS via Twitter o via mail.

Loading more posts…